Rapina a Mano Armata “The Killing” di Stanley Kubrick, Usa 1956

Pubblicato il | novembre 13, 2005 | No Comments

Ovvero, la storia non ragionata di un film.

Ecco a voi l’ennesimo caso di traduzione sgangherata che non rende giustizia al titolo originale. L’apice è stato raggiunto recentemente da “Se mi lasci ti cancello”, orrendo titolo italiano di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, ma non poniamo limiti alla stupidità italica.
E’ il film che ha lanciato il re dei cineasti, Stanley Kubrick, che proveniva da una collaborazione con la rivista “Look”, realizzando con successo i primi servizi fotografici, un’esperienza che gli darà l’opportunità di curare tutti gli aspetti della realizzazione dei suoi primi film e lo aiuterà nel dare un tocco di classe ai successivi.

Verrà il tempo del cinema per il giovane Stanley che spende tutti i risparmi, suoi e della famiglia, per realizzare il lungometraggio “Fear and Desire” che rinnegherà in seguito facendo di tutto per rimuoverlo dai mercati.
Segue “Il bacio dell’assassino”, noir abbastanza acerbo caratterizzato però da scene finali di eccezionale intensità.

Arriva infine , grazie alla fortunata collaborazione col produttore James Harris, “The Killing”, che all’uscita non fu accolto da tutti col rispetto che meritava. Persino Jean Luc Godard lo giudicò negativamente. Diceva nel Febbraio 1958 “E’ il film di un allievo, e niente più. Ammiratore al tempo stesso di Ophuls, Aldrich, Huston, Stanley Kubrick è ancora lontano dall’eccellere nella materia, come ci strombazza la pubblicità chiassosa fatta attorno a questo piccolo film di gangster” oppure “Io non citerei Ophuls [...] se S.K. non avesse rivendicato la sua influenza nei movimenti fastidiosi della macchina da presa. [...] Ciò che in Ophuls corrispondeva a una certa visione, in Kubrick non è che sbruffonata gratuita.”
Non si può non affiancare questa affermazione a “anche Maradona sbagliava i rigori”.
Anche se il “Time” lo valutò come “l’opera di un piccolo genio” il pubblico non fu numeroso.
La novità principale del film è nello schema cronologico del film: Kubrick non si preoccupò di rispettare lo schema classico dei film di rapina (idea, preparazione, azione) ma descrive il tutto con complicati movimenti all’interno della trama. Arrivarono al punto di ripetere le stesse scene mostrandole dai punti di vista di personaggi vari. Ricorda qualcosa? Beh, il Tarantino di “Jackie Brown” innanzittutto.
La struttura del thriller “Clean Break”di Lionel White, da cui è tratta la pellicola, era già strutturata in quel modo ma nel cinema nessuno aveva mai osato tanto.
Bisogna ringraziare il destino che non ha fatto concludere a Frank Sinatra – che aveva già acquistato i diritti – il progetto di fare di “Clean Break” il seguito del suo “Gangster in agguato”.

Kubrick si è avvalso della fondamentale collaborazione di Jim Thompson che curò i dialoghi conferendo al film quella diffusa ironia che lo differenzia dall’opera di White.
E quando Thompson si vide accreditato per un “Additional dialogue” assai generico si dice che per poco non gli venne un colpo.
La fama di “Stronzo di talento” (definizione a marchio Kirk Douglas) cominciava a farsi strada grazie alle bizze con il direttore della fotografia, il quale, capendo come stavano le cose, inaugurò il modo di fare più consueto tra i collaboratori di K: fare come voleva lui.

Le riprese si svolsero tra mille problemi: autorizzazioni negate, Hayden indagato dalla commissione d’inchiesta sulle attività comuniste e antiamericane, tempi limitati e infine capricci della casa di produzione che tentennò parecchio, tentando anche di sconvolgere la cronologia dell’opera, prima di far uscire “The Killing” nelle sale.
Ma grazie a questo film che non entusiamò la United Artists, Kubrick ebbe miriadi di proposte dalla MGM – tra cui la regia di Getaway, poi affidato a Peckinpah – però tutte le energie confluirono in “Orizzonti di Gloria”.

Cast eccezionale quello di “The Killing”, formato da caratteristi del cinema noir, come la coppia “scoppiata” del film Elisha Cook e Marie Windsor.
Ma la punta di diamante è il protagonista Sterling Hayden, che interpreta il protagonista, l’artefice di tutto il piano nonchè del fallimento di esso,
L’immagine: la maschera di Johnny Clay, che a me ricorda sempre quelle dei torturatori di Brazil, altrettanto inquietanti.

La morale del film?
In un continuo fallimento della ragione si fa notare che ogni atto criminoso anche se perfetto e calcolato – ragionevolmente – in ogni particolare è destinato a sbattere contro il muro del caso.
Un film che va ad iscriversi tra il noir e il gangsteristico, generi rappresentati dai titoli, originale e italiano.

Post aggiornato il 7-2-09
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