Musical-mente
Pubblicato il | dicembre 22, 2005 | 5 Comments
Mentre sul video scorrono le immagini e le note di No excuses degli Alice in chains mi accorgo di quanto mi abbia segnato questo gruppo, seppur per un periodo molto piccolo di introspezione e tristezza. Un periodo di cuffie nelle orecchie a macerarsi nel marciume della propria psiche, di notturne letture clandestine di salinger, di finte allegrie con gli altri, di rabbia per non riuscire a trovare una minima certezza.
Esprime bene questa rabbia anche Smells like teen spirit e tutta la musica dei Nirvana, anch’essa compagna di tante pippe mentali. Un periodo probabilmente formativo nella sua negatività. Non rimpiango i giorni di sadness ma con una certa freddezza posso dire che hanno avuto un’utilità fondamentale nella mia formazione (ancora in progress) del mio carattere.
Meritano un capitolo a parte i Pearl Jam, la genesi di tutto, il mio gruppo, per cui soffro se sbagliano un disco, da cui mi aspetto sempre il colpo di coda ben sapendo che il meglio lo hanno dato 13 anni fa.
Più controverso il periodo Smiths, che in parte prosegue anche ora, caratterizzato da allegria alla cementry gates alternata da vuoti cosmici alla i know it’s over.
Apparentemente i giorni più tristi sono in compagnia di Joy Division. Ebbene non è così. Ian Curtis tocca delle corde molto profonde dell’animo che non sono necessariamente portatrici di malinconia. Lo sono invece della riflessione, dell’inquietudine, del dubbio.
Viene poi Mark Lanegan, reduce dagli Screaming Trees, gruppo che io ho vissuto solo marginalmente rispetto ai gruppi già citati. Il Mark invece regala almeno 3 album da non credere (gli altri non li ho ancora inseriti nell’animo, sono ancora in fase di assimilazione cerebrale) come whiskey, winding sheet e field songs. Sono stati compagni d’avventura talmente tante volte che ho inserito l’immagine mentale della strada associata a carry home, river rise. Grazie a questi cd si riesce a sentire la strada, a vedere la route 66 che c’è dentro di noi (anche perchè è abbastanza difficile trovarla qui all’esterno), a sognare ad occhi aperti e guidare solo con la parte destra del cervello.
A volte c’è bisogno di muovere il sederino e i Talking Heads vengono in soccorso all’istante. E’ inoltre evidente che per sfogare la rabbia non c’è niente di meglio che cantare, urlare a squarciagola eight miles high dei byrds rifatta dagli Husker Du, un pezzo che riesce a caricare e a far sentire i brividi allo stesso tempo.
Ma non dimenticherò mai quella notte in cui mi svegliai dopo un sogno dei miei che ora non ricordo ma di cui rammento l’atmosfera, surreale e sconvolgente.
Non riuscendo più a prender sonno vagavo nel buio della mia casa, col solo bianco dei lampioni ad impedirmi di frantumare ogni oggetto del soggiorno. Infilo le cuffie e parte il nastro: chloe dancer dei mother love bone. Non era la prima volta che ascoltavo quel pezzo, bensì penso di aver fuso il registratore con il suono di seattle. Se l’inizio lento mi ha disteso e quasi commosso, il crescendo mi ha sorprendentemente portato alle lacrime. Sarà stato il sogno precedente, sarà stata l’atmosfera che mi colpì ma un’emozione così l’ho provata poche altre volte e non più con una canzone.
Cosa segna ora le mie giornate? Sicuramente i baustelle e il loro sentore di anni 80, di disagi passati, di saggezza musicale e testuale, di alto e basso nella stessa immagine. O i belle e sebastian con la loro dolcezza e il loro sound quasi bucolico. o ancora la politicità e il basso martellante dei gang of four, i divertissement di bloc party e franz ferdinand.
E basta con questa fissa che gli anni 80 sono stati il peggio della musica. Oppure voi continuate ad associarli a sandy marton e duran duran mentre io vado con il più grande disco degli anni 80 e forse, anzi sicuramente, non solo: Closer
Commenti
5 Responses to “Musical-mente”
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dicembre 23rd, 2005 @ 8:30 pm
bravo, bravo e bravo. gli anni ottanta non sono stati il peggio della musica! quando andai per la prima volta in inghilterra all’inizio degli anni ottanta c’era un gruppo emergente che a me piaceva e poi è diventato U2. ciao jam, buon natale!!!
dicembre 27th, 2005 @ 2:53 pm
Ciao vice pro sindaco.
Dimentichi IL gruppo fondamentale di quel gran periodo: i folletti
dicembre 30th, 2005 @ 5:44 pm
what?????gli anni ‘80 cosa??
bene sfido una qualsiasi persona con un briciolo di sensibilità…non necessariamente musicale….a sentirsi THE HEAD ON THE DOOR (1984) the cure……..ne potremmo parlare per ore, racchiude tutto cio che fino ad allora si era sperimentato, ogni canzone è una perla…
sarei troppo di parte dichiarando l’intera discografia di Robert Smith&co. un capolavoro ma in realta ne sono convinta profondamente….e sono loro che cavalcarono tutti gli ‘80 e passa……
passerei poi a patrik morrissey, la voce piu’ bella di tutti i tempi che nel cuore di quegli anni ha stregato gli UK…..per poi divertirmi con i pixies, e il loro stile icona di quasi tutti i gruppetti grunge dei ‘90…non so potrei fermarmi qui, perche gia è abbastanza, eppure so che gli ‘80 devono solo essere riscoperti poco a poco perchè oggi siamo un po tutti “anni’80″……
francesca
gennaio 2nd, 2006 @ 5:19 pm
IL MORALIZZATORE…
gennaio 10th, 2006 @ 4:43 pm
Era solo un post scritto di getto, che non racchiudeva tutta la “mia” musica, che comprende sicuramente i folletti e in misura minore anche i Cure (mi riprometto spesso di farmi una cultura su smith & co. ma i buoni propositi sapete dove vanno a finire molto spesso…)
Grazie per i contributi, ma l’ultimo non l’ho mica capito, e l’autore chi è? Palesati…