Afterhours – Quello che non c’è

Pubblicato il | gennaio 24, 2006 | 7 Comments

Decido di abbattere qualche mia certezza acquisita e ripesco dal polveroso mobile un cd che avevo oramai accantonato da tempo: Quello che non c’è degli Afterhours.

La mia stima per i primi lavori in italiano della band è medio-alta, così come per il poco del loro lavoro in inglese che ho potuto ascoltare.Ricordavo però questo cd come una caduta di tono con pochissime note positive. Così metto su il cd e aspetto cosa ne viene fuori.Va il disco, prendo qualche nota. Leggo un po’ in giro, chi li ama (molti tra una certa critica) e chi li odia.Io sto nel mezzo: non sono la salvezza del rock italiano, come non una sciagura (in italia si trova materiale ben più vomitevole nel 50% (e sono buono) degli hi-fi o autoradio).Ma torniamo a bomba: 9 pezzi, primo ascolto, si confermano molte idee che avevo, ma altre si edulcorano o si acuiscono.Ad esempio non mi si scrolla di dosso l’idea che questo sia un disco furbo e fatto per accalappiare un certo tipo di pubblico (di cui anch’io probabilmente faccio parte). La repulsione per alcuni arrangiamenti di questo album aumenta col passare degli ascolti (mentre scrivo sto concedendo il secondo ascolto): in molte tracce troviamo una pioggia di effetti elettronici che sembrano posti lì solo per far sembrare questo disco diverso dagli altri, di cambiamento. A me non suona così d’avanguardia e credo sarebbe stato migliore senza queste furbate-accalappia-ingenui da gruppo finto alternativo. Si ascolti Sulle Labbra per intendere di cosa parlo. La voce di Agnelli, che un tempo non mi dispiaceva, ora (solo a tratti) mi ripugna, soprattutto in presenza di note basse, quasi parlate. In Varanasi Baby lo strozzerei.

Vedo il pezzo migliore del disco nella title track, coinvolgente, forse anche radiofonico (nel senso positivo del termine, se c’è). Poi la discesa, con Bye Bye Bombay e Sulle Labbra, dove vengono distribuite queste aggiuntine elettroniche a iosa di cui parlavo sopra. Non sono Immaginario è invece un pezzo che apprezzo, non tanto per la sua beltà (in Hai paura del buio? non risalterebbe), quanto per la classicità del suono. Il pezzo appare sincero, poco artefatto. Ma solo questo sarebbe poco anche per esaltare un disco intero, figurarsi solo per una canzone.

Arriva La gente sta male che evidenzia una certà soavità e dolcezza della voce dell’Agnelli, poi rovinosamente filtrata in stile strokes… Bungee jumping, ovvero “avevamo voglia di fare gli ultrasonici ma non abbiamo il coraggio di farlo per bene, così lo condiamo di facile melodia”. Su Ritorno a casa una sola considerazione: i Massimo Volume sciolti da tempo; Agnelli caro, lascia perdere Clementi, per il tuo bene… Il mio ruolo, pezzo finale, deludentissimo, allungato oltre misura non so per quale oscuro motivo (avrei un’ideuzza, ma la tengo per me…).

I testi sono più volte facilmente retorici anche se alcuni spunti paiono azzeccati: “pensi di avere un credo poi lo adatti a quello che sei” a cui però segue un “come può il mio amore essere limpido, se è la mia nazione che mi inquina”, “perchè odiare è un diritto, sai?”, “disobbedire acquista un senso in più”.

Un dischetto medio insomma, che non si vede la sufficienza se non da molto lontano, e col binocolo.

Numeretto? 4,5.

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Commenti

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7 Responses to “Afterhours – Quello che non c’è”

  1. donniheddu
    gennaio 24th, 2006 @ 1:03 am

    cess…

  2. utente anonimo
    gennaio 24th, 2006 @ 7:28 pm

    Completamente opposta la mia visione!!

    ringrazio Agnelli&co. per qsto lavoro, al quale do un 7 e mezzo pieno!

    sarà che starei ore ad ascoltare la sensualita che esce dalle corde vocali di Manuel, sarà che i suoni graffianti di certe distorsioni mi caricano un sacco..sarà che la poesia degli after è l’unica poesia rock italiana…no sè….ci son rimasta qndo ho letto questo post cosi pieno di pregiudizio ipercostruito che è la peggior angolatura dalla quale si debbano ascoltare i cd.

    “…..Vedi mai una stella cadere e non ricordi cosa desiderare….”

    Ascoltati “milano circonvallazione esterna”-NON è PER SEMPRE…

    io credo che gli hai presi un po male…

    baci francesca

  3. JustAman
    gennaio 24th, 2006 @ 8:14 pm

    Continuo imperterrito a sostenere questa visione del disco, ma se aveste travisato qualche passaggio (come penso):

    - Don, sempre acuta la tua analisi critica…

    - Francè, io credo di averli presi anche troppo bene in partenza, e per questo che il disco mi ha ulteriormente irritato (nel post dicevo che “la mia stima è medio-alta”).

    Non osteggio le distorsioni per nulla al mondo, ma qua il tutto mi è sembrato molto forzato.

    Quanto alla poesia di Agnelli, abbiamo visioni differenti: ci sono buoni spunti nei testi, ma con una dose di banalità che non gli perdono.

    E ribadisco che non c’è nessun pregiudizio: c’era un giudizio *post* ascolto non troppo positivo e volevo dare un’altra chance a un gruppo che mi è sempre piaciuto. Tutto ciò che ho detto è tutto frutto di ripetuti ascolti fatti in questi giorni, non di pregiudizi o simili.

    Il fatto che mi consigli il (ri)ascolto di milano circonvallazione esterna mi spinge a ricordarti che parlavo solo del disco in questione, non di tutto il lavoro degli after, sia per musiche che per testi.

    A presto. Ciao.

  4. pinuxbussu
    gennaio 26th, 2006 @ 4:38 pm

    Mah. Confesso che ho ascoltato pochissimo il cd in questione. A parte la title track, che considero uno dei momenti più alti degli After. Quindi non posso criticare, perché non bisogna mai criticare qualcosa senza prima, prima sentir.la.

    Invece Ballata per piccole iene l’ho sentito un bé, come dicono a Sassari. Ed è davvero un gran bel sentire.

  5. JustAman
    gennaio 26th, 2006 @ 6:38 pm

    Concordo sulla title track ed ora darò un ascolto serio anche a “ballata per piccole iene”, spero di esser d’accordo con te.

  6. donniheddu
    gennaio 26th, 2006 @ 7:00 pm

    Il fatto, caro mellinu, è che non puoi definire così superficialmente FURBETTO-RETORICO ciò che non ti piace…quello degli Afterhours è un gran bel percorso, che io ho seguito da -Germi-(splendido), passando per -Hai paura del buio-, uno dei miei primi ciddì

    Poi con -Non è per sempre-che, a onor del vero, mi sembrò una sterzata eccessiva, solo in seguito ascoltando l’album che tu stronchi e -Ballate x piccole jene- ho apprezzato ancor di + il valore di Manuel e soci.

    Ti pare abbastanza costruttivo questo?

  7. JustAman
    gennaio 27th, 2006 @ 3:43 pm

    - Don : non ho “etichettato superficialmente” proprio nulla, anzi ho ripetutamente e attentamente ascoltato il disco in questione proprio per paura di essere superficiale.

    Perchè furbetto?

    (Per l’ennesima volta) Per un uso eccessivo di effetti elettronici spesso stridenti con l’andare della musica.

    Retorico invece era riferito solo ad alcune righe di testo che mi sono parse un po’ banali.

    Detto questo ho apprezzato anch’io il loro percorso precedente, ma non questo disco.

    E grazie per la “costruttività”…

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