Distratti a cinque cerchi – Part II

Pubblicato il | febbraio 21, 2006 | No Comments

Ebbene, un uomo un diesel. Turbo Diesel. Enrico Fabris va a prendersi un oro tanto bello quanto insperato nei 1500 metri nel pattinaggio velocità. Una prestazione la sua abbastanza normale fino al kilometro. Ha passeggiato sul ghiaccio per 1000 metri perdendo anche tempo per dare precedenza al suo avversario. E forse lì scatta la molla: in un solo giro di pista, lascia distacchi esorbitanti a chiunque provi a togliergli il primato. E’ forse l’oro più bello perchè ad ogni prestazione avversaria sembrava perso. Poi però arrivava l’ultimo giro e chi aveva forzato crollava, solo chi ne aveva – nessuno -poteva sparare le ultime cartucce. Anche i due americani finiti sul podio dietro di lui sono arrivati all’ultimo giro con circa un secondo di vantaggio. Nessuno aveva fatto i conti con questa macchina da gara: talmente concentrato da non riuscire a sciogliersi nemmeno quando c’era la certezza di una medaglia, ma non del colore. Anche l’ultima batteria dà la sensazione che ormai l’oro sia andato, con distacchi dell’avversario ancora maggiori. All’ultimo giro l’americano non sembra stanco come gli altri, però rallenta il ritmo dei passi, fino all’ultimo rettilineo, in cui il cronometro sembra spinto avanti da tutto il pubblico. 3 minuti e 44…45…e 46!!! Fabris è d’oro!!!
Anche il 24enne trascinatore della nostra nazionale si scioglie definitivamente in un urlo prima e in un accenno di lacrima poi. Per dovere di cronaca, anche questa prova ha fatto emergere il peggio di me. Sono l’antitesi vivente dello spirito olimpico. Potrei stare tra i sinonimi e contrari nella immaginaria voce “Pierre De Coubertin”…
Se volessimo azzardare un collegamento con ieri sera (e domenica soprattutto…) questa vittoria insperata va a sostituire la medaglia mancata dei due simboli della danza sul ghiaccio italiana, e a riportare il sorriso ultimamente un po’ incrinato della squadra italiana. Non ho ancora fatto i complimenti alla squadra italiana, e a quel gran pezzo d’atleta che è Pietro Piller Cottrer, maggiore artefice del successo italiano nella staffetta 4×10km di sci di fondo. Una vittoria meno emozionante di Lillehammer ‘94 (a detta di tutti la più bella Olimpiade di sempre) quando il nostro Silvio Fauner ebbe la meglio sul suo avversario norvegese (Bjorn Daehlie, mica bruscolini) solo sul rettilineo finale. E’ però sempre gratificante vincere, e quando lo si fa per distacco la consapevolezza della netta superiorità da qualcosa in più.
Lascio da parte le numerose disfatte o delusioni e non dico nulla di compromettente su stasera e su sabato. Italia, forza (quell’uomo S.B.roccato andrebbe citato dal Paese intero per danni morali per aver privato uno Stato di una delle espressioni più “forti”, sostituita ormai dall’insulso forza azzurri).
p.s. non me ne frega niente, quando vedo questi eventi tendo a spegnere (quasi) la mente e fregarmene del fatto che tra un enrico fabris e un joey cheek per me fino a ieri non c’era differenza e che il concetto di nazione…mi censuro altrimenti questo post inizierà a camminare da solo senza il minimo controllo. Vero Don/Ethan Coen?
Magari a evento finito sarò in grado di essere razionale, ma per ora immaginatemi con la faccia pitturata a strisce tricolori, perchè dentro sono così.

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