L’ambientalista

Pubblicato il | febbraio 10, 2006 | 4 Comments

Da Petrolio, sito del progetto Blogosfere, argute analisi su Bush-Usa vs. Energia

Interessantissima notizia ieri dalla CNN. Sembra che l’amministrazione Bush abbia proposto il taglio di tutti i fondi all’esplorazione, ricerca e sviluppo nel campo del petrolio e gas al Dipartimento dell’Energia. Il taglio ammonterebbe a ben 50 milioni di dollari, e sarebbe stato giustificato dal fatto che “l’industria petrolifera ha sufficienti fondi per continuare la ricerca e l’esplorazione a proprie spese”. Mike Linn, presidente dell’Associazione Petrolifera d’America, ha protestato vigorosamente, sostenendo che tali fondi erano diretti alle compagnie più piccole che ora si troveranno in grande difficoltà, mentre Exxon e altri giganti godono di profitti record.

Quale può essere il motivo di un tale taglio? Da molto tempo gli esperti del settore sostengono come non ci sia praticamente più nessuna nuova consistente scoperta da fare, per quanto riguarda i nuovi giacimenti di petrolio; i settori più promettenti, come il petrolio artico e l’offshore (sotto il fondale oceanico), richiedono investimenti enormi per l’esplorazione non garantendo alcuna certezza di ritrovamenti. Potrebbe essere che l’amministrazione americana abbia silenziosamente preso atto dello stato delle cose e attuato quindi un taglio a ciò che considera ormai un “ramo secco”? Qualcuno maliziosamente potrebbe obiettare che si cercano invece strade diverse per trovare nuovo petrolio, visto che come riferisce la BBC il budget militare USA viene contemporaneamente aumentato di un ulteriore 6,9%…

Questo è per chi avesse creduto , sentendo il discorso sullo stato dell’unione, che Bush si fosse convertito all’ambientalismo.

E per chi volesse saperne di più ecco un articolo di Ugo Bardi, presidente di ASPO Italia.

Bush nel Paese delle Meraviglie. Ovvero, il petrolio del Cappellaio Matto.

di Ugo Bardi

Vi ricordate la storia del Cappellaio Matto di “Alice nel paese delle Meraviglie”? Lewis Carroll, l’autore, ce lo descrive come seduto a mangiare a una tavola imbandita. Quando aveva finito tutto quello che c’era davanti a lui, si spostava di un posto e ricominciava. Alice gli domandò, “ma cosa succederà quando sarai arrivato all’ultimo posto a tavola?” al che il Cappellaio rispose “possiamo per favore cambiare discorso?”

Come il Cappellaio Matto della storia, gli Stati Uniti hanno già consumato quasi tutto il petrolio che avevano al loro posto a tavola, ovvero all’interno dei loro confini. La produzione USA è oggi circa un terzo di quello che era al suo massimo e continua a calare. Fra qualche anno, il petrolio degli Stati Uniti sarà un ricordo del passato; proprio come lo è l’oro della California della grande corsa all’oro di un secolo e mezzo fa.

Si tratta, allora, di occupare un altro posto nella grande tavola del petrolio mondiale. Questo gli Stati Uniti lo hanno già fatto. Il nuovo posto a tavola è quello del Medio Oriente, che rifornisce non solo gli USA ma tutto l’occidente. Ma il Medio Oriente è l’ultimo posto ancora imbandito di petrolio al mondo; tutti gli altri hanno ormai solo briciole. E anche il petrolio del Medio Oriente non durerà in eterno. Il Cappellaio Matto non può più ignorare che il suo viaggio intorno alla tavola imbandita non può terminare che davanti a delle briciole.

Così, George Bush Jr. non ha più potuto ignorare l’argomento “energia” nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2006. Come lo ha affrontato? Beh, vi ricordate la Regina Rossa, sempre dal “Paese delle Meraviglie”? Nel regno della Regina Rossa bisogna correre come matti per rimanere nello stesso posto. Così il discorso di Bush è basato sull’idea che tutto può rimanere come prima se solo correremo come matti nella ricerca di qualcosa che sostituisca il petrolio. Etanolo, sabbie bituminose, idrogeno dal nucleare, qualsiasi cosa che in qualche modo si possa mettere dentro il serbatoio delle SUV e che ci permetta di continuare a correre dalle periferie al centro e ritorno come abbiamo sempre fatto, come tante piccole regine rosse sempre di corsa. Qualunque cosa pur di non dover cambiare lo stile di vita degli Americani che, come ha detto Bush in un discorso precedente “non è negoziabile”.

Purtroppo, è dal tempo di Nixon che i presidenti americani dichiarano ogni tanto che gli Stati Uniti devono rendersi indipendenti dal petrolio. Ma niente è cambiato e niente cambierà finché gli americani faranno lo stile di vita che fanno (come del resto gli Europei). Lo ha detto chiaramente il vice-presidente Dick Cheney che ha firmato il “National Energy Plan” (NEP) del Maggio del 2001. Nel NEP si leggono le stesse cose che Bush ha menzionato nel suo discorso: etanolo, idrogeno, eccetera. Ma nell’ultimo capitolo, si dice senza peli sulla lingua che tutte queste sono pie intenzioni, belle ma costose e poco pratiche, e che il petrolio del Medio Oriente rimane e rimarrà “vitale per gli Stati Uniti.” E’ così da più di trent’anni e le cose non cambieranno tanto presto.

E’ già qualcosa, comunque, che Bush abbia sollevato il problema energetico. Qui da noi, in Italia, tutte le forze politiche importanti continuano a pensare che la prosperità del paese venga da grandi ponti e grandi trafori senza accorgersi che sulla tavola imbandita ormai non c’è rimasto gran che. Da noi, la Regina Rossa non si è ancora nemmeno accorta che deve cominciare a correre.

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Commenti

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4 Responses to “L’ambientalista”

  1. utente anonimo
    febbraio 11th, 2006 @ 8:56 am

    huhufihjkbn hkhgsuiergh huigtrns hugthunuio trjnh hrtngfhuion hbgiiuhln u htruirghruitg hrlin.lgibu hkihiguieh iukbige rbyg

  2. donniheddu
    febbraio 11th, 2006 @ 1:20 pm

    non sono stato io, ti lu zuro

  3. JustAman
    febbraio 11th, 2006 @ 7:02 pm

    puoi stare tranquillo don, ho la certezza matematica di chi è stato, ti dico solo che è *noto*…

  4. utente anonimo
    febbraio 11th, 2006 @ 7:38 pm

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