Ohibò, s’odon venti di censura anche in Sardegna

Pubblicato il | aprile 2, 2006 | 2 Comments

Giovedì sera, come tutte le settimane, sarebbe dovuto andare in onda sull’emittente locale “Sardegna1” il talk show d’attualità e politica “Ma però“.

Argomento della serata : il precariato. Ospiti: Oriana Pitzolu della segreteria sarda della Cisl, Alberto Scanu,Presidente giovani Confindustria,Andrea Podda dell’Api sarda e laureati in cerca di lavoro. Fin qui tutto liscio.

Per la rabbia di qualcuno c’è un ultimo nome che scatenerà la bufera, quello di Giampaolo Diana, sergretario regionale della Cgil.

E’ il proprietario (o co-editore, dato che tecnicamente non è il possessore ma è come se lo fosse) dell’azienda Giorgio Mazzella a chiedere di parlare con il conduttore della trasmissione, Giacomo Mameli, che lo raggiunge per telefono più tardi.

La richiesta del padrone (secondo la versione di Mameli ) era semplice ma dura: non voleva Diana in trasmissione.

“Io quello nelle mia azienda non ce lo voglio. Gli ospiti devono avere il mio gradimento preventivo.

Mameli non accetta alcun tipo di veto e dopo un acceso scambio di opinioni al telefono comunica l’annullamento della trasmissione e la sua auto-sospensione.

L’editore nega di aver censurato la trasmissione e si difende dicendo che ha semplicemente chiesto al giornalista di riequilibrare la presenza degli ospiti, essendo Diana l’unico “numero uno” in trasmissione. Dice più volte che l’unica sua preoccupazione era di far “rispettare la linea editoriale”. Quale sia non è ancora stato chiarito.

L’azienda spiega che la sospensione è dovuta al contesto pre-elettorale in cui una trasmissione sul precariato non sarebbe stata appropriata.

Una nota di colore a proposito del personaggio Mazzella: quando parla (e non ne fa a meno neanche nelle interviste) tende a usare eccessivamente i possessivi: “la mia azienda”, ma soprattutto “i miei giornalisti”. Cosa vorrà dire…

Passiamo al capitolo dietrologie e retroscena:

le prime schermaglie conduttore-editore c’erano state già dopo una puntata sulle primarie del centrosinistra per il sindaco di Cagliari. In redazione c’è un diffuso malessere per i continui interventi dall’alto e questa è probabilmente solo la goccia che fa traboccare il vaso.

Incredulo il segretario Diana, che ipotizza due motivazioni dell’accaduto: in primis all’arrivo in azienda Mazzella diede inizio a una serie di licenziamenti a cui la Cgil si oppose ma il padre-padrone rinnoverà poi i provvedimenti. Così quando è stato chiesto a Diana di discutere di questioni aziendali si è posta all’imprenditore – tra l’altro presidente della Banca Cis – la condizione del reintegro dei licenziati.

Secondo motivo: la Cgil è l’unico sindacato al essersi opposto alla legge Biagi. Diana avrebbe ribadito questa posizione anche in trasmissione, probabilmente aggiungendo qualche riferimento alla situazione delle aziende editoriali sarde, compresa quella che gli offriva ospitalità e che poteva risentire degli attacchi frontali del sindacalista.

Se i fatti sono questi non posso che stare con Mameli e fargli i complimenti per la scelta d’integrità e professionalità. Hombres verticales!

Fonti: Adnkronos, Ansa, La Nuova Sardegna.

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Commenti

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2 Responses to “Ohibò, s’odon venti di censura anche in Sardegna”

  1. Fleurs
    aprile 4th, 2006 @ 10:42 am

    L’ho sempre sostenuto che mazzella era un dittatore e un grande imbecille. Non l’ho mai sopportato. Bello lo spot della banca Cis! CiSiamo….

    Comunque complimenti a Mameli, uno dei pochi decenti.

  2. JustAman
    aprile 5th, 2006 @ 6:08 pm

    Conoscevo poco il personaggio ma sembra proprio ciò che tu descrivi.

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