S.O.S. – Summer of Just

Pubblicato il | agosto 1, 2006 | 3 Comments

Lo so, è lungo, ma vi chiedo un po’ di pazienza e qualche travaso di bile.Grazie.

Avevo già pronta nero su bianco una filippica contro Federfarma e la lobby equivalente quando senza preavviso sale su dallo stomaco un intenso senso di colpa misto a disgusto che più scrivo più mi opprime. Il motivo? Semplice, in quel mondo di corporativismo e antipatiche chiusure al mercato dovrei entrare a far parte, almeno nella prima fase, dal settembre prossimo. Finora è stato facile scagliarmi contro le sterili proteste dei titolari di licenze farmaceutiche e il sistema chiuso a cui si aggrappano dalla notte dei tempi.
Per lungo tempo la coscienza ha avuto il sopravvento facendomi dire che non avrei mai avallato quelle scempiaggini e non avrei fatto parte di quel mondo.
Tutto è più duro ora che effettivamente vengo chiamato ad una scelta e tornano a galla vecchi dubbi che credevo di aver sepolto sotto chili di senso di responsabilità: da una parte il puzzo di un sistema feudale fatto di cartelli e cose simili, ma dall’altra un grillo parlante a ricordare del lavoro di una vita che rischia di esser gettato alle ortiche per stupide (?) seghe mentali.
Da quel sistema io c’ho mangiato fino ad oggi e ho poco tempo per decidere se vorrò farlo da ora in avanti. Prendere o lasciare.

Nonostante mi costi scriverlo, eccovi ciò che pensavo e penso dell’ambiente:

Eh no cari farmacisti, anzi cari titolari di farmacie, anzi dirigenti della Federazione dei titolari di farmacie, così proprio non va.
Sarà che non lo fate da 36 anni, ma non avete il benchè minimo diritto di scioperare dopo il decreto Bersani (lasciando perdere le arroganti modalità con cui avete attuato la protesta).
Siete stati tenuti da tutti i governi sul palmo della mano, neanche foste belli come Naomi Watts, a crogiolarvi nei privilegi di categoria di stampo feudale. Il risultato del trattamento King Kong? Un’Aspirina costa il doppio che in Germania e Francia e 4 volte che in Irlanda, un Voltaren invece viene circa il doppio che in Spagna o Germania. Questi sono solo alcuni esempi di una situazione ormai insostenibile per le tasche di molti, troppi.
Per decenni nessuno vi ha potuto o voluto toccare ed ora che c’è qualcuno con un po’ di sale in zucca (il nostro amato Bersani) pretendete che non faccia nulla? Eh no, così proprio non va. Possiamo discutere dell’effettiva efficacia del provvedimento, assai modesto al confronto delle esigenze di rinnovamento del settore, ma voi non abbassate le serrande per questo motivo, anzi… Fa ridere sentirvi affermare che operate in difesa “degli interessi dei cittadini e del loro diritto alla salute”. E come, chiudendo? Bah!
Siete intimoriti, arrabbiati, la paura di perdere parte della torta vi attanaglia e non ve ne frega nulla se ci si svena per un antidolorifico. E vogliamo parlare dei generici? Ve lo risparmio.
E’ arrivata l’ora di allargare un po’ le vedute e smetterla con questo corporativismo, sproporzionato assai se si pensa a ciò che richiederebbe la situazione: cosa farete quando/se concederanno le licenze anche ai non farmacisti aprendo agli imprenditori(come ha più volte richiesto l’Antitrust) ? Dobbiamo aspettarci le barricate di pannoloni?

A chi governa invece: non sarebbe ora di liberalizzarlo davvero questo settore, in barba ai lobbisti da strapazzo? Non vi sembra giunto il tempo di offrire la possibilità di creare reale concorrenza (ma che lo sia veramente) ?
In sintesi, vogliamo uscire dal feudalesimo farmaceutico?

E se le mie parole non bastassero ecco quelle di Vittorio Emiliani sull’Unità del 23 Luglio scorso:

Farmacie, il grande affare duro a morire

Paghiamo l’Aspirina 3 volte gli inglesi e 4 volte i tedeschi, i «generici» sono un miraggio i guadagni sono del 34% superiori alla media Ue. Ecco perché fanno guerra a Bersani

di Vittorio Emiliani

L’Italia è al primo posto nel costo dei farmaci di base, a cominciare dall’aspirina che paghiamo il doppio dei Francesi e il quadruplo dei Tedeschi. Così il Movimento dei Farmacisti Liberi, cioè non titolari. L’Italia è all’ultimo posto nella vendita di medicinali «generici», senza brevetto e però con una efficacia equivalente. Perché? Perché costano, e quindi rendono, di meno. Per questo molti farmacisti non li consigliano: da noi il loro smercio (che farebbe risparmiare a tutti un sacco di milioni di euro) si ferma infatti all’irrisorio 4,2%. Siamo dietro Portogallo, Austria, Francia. Dietro la Germania dove tali vendite balzano al 32,3% e dietro il Regno Unito dove svettano al 50%.

ULTIMI NEI PRODOTTI DA BANCO – Ma in Germania vige da secoli il libero esercizio delle farmacie. Siamo fra gli ultimi pure nella vendita di prodotti «da banco», quelli senza bisogno di ricetta medica, che altrove, quasi ovunque, si vendono anche fuori dalle farmacie (e non mi pare che muoiano in tanti da quelle parti). Da noi i farmaci da banco sono discretamente venduti a Trento (quasi 17%), a Bolzano, in Emilia-Romagna, in Toscana e in Lombardia. Poi si scende sempre più, andando verso Sud (dove la corporazione dei farmacisti è fortissima), fino al misero 8% della Sicilia. Contro medie del 25% in Svizzera, del 23 nel Regno Unito, del 20 in Francia. Solita storia.

Se questi farmaci da banco, cioè di base, verranno venduti anche nei supermercati, in appositi settori e alla presenza di farmacisti, succederà il disastro sanitario che preannunciano i baroni delle farmacie? No, non lo sarà affatto. Ma, intanto, sulla nostra pelle (nonché sulle nostre tasche) essi si battono per una dura difesa corporativa.

Un altro esempio: dal 1995 per i farmaci di fascia C sono stati resi liberi sia i prezzi alla fabbrica, sia i margini alla distribuzione. Credete che si sia attivata una qualche concorrenza, un qualche ribasso? Secondo uno studio del CERM diretto dal prof. Fabio Pammolli docente di Management all’Università di Firenze, il margine di ricavo alla distribuzione è rimasto fisso ad un marmoreo (e ben redditizio) 33,35%. Un bel prendere. In conseguenza di ciò, l’Italia conquista – secondo la Commissione Europea dell’Istituto di Alti Studi di Vienna – il primato nel ricavo medio della distribuzione farmaceutica: + 34% rispetto alla media UE e più del doppio rispetto al Regno Unito. Dove non esiste, al pari della Germania, il numero fisso farmacie per abitanti né una pianta organica.

Siamo così al 5° posto nel mondo, con una spesa pubblica che si potrebbe ridurre, come si è visto, di molto: liberalizzando, con alcuni «paletti», l’apertura di farmacie; liberalizzando i margini di ricavo. Incidendo cioè su di un comparto che ormai muove ben 11 miliardi di euro l’anno.

Perché i proprietari di farmacie si oppongono anche alla vendita nei supermercati dei prodotti da banco che costituiscono, in fondo, un quota minima delle loro entrate? Evidentemente perché temono di perdere altri privilegi. Privilegi, a danno degli utenti, che vengono da lontano, dall’Unità d’Italia e che resistono nonostante la messa in mora della Ue (procedura di infrazione del 28 giugno scorso) e le critiche a fondo dell’Antitrust.

Brevi cenni di storia patria. Prima del 1861, l’Italia delle farmacie era sostanzialmente divisa in due: negli Stati «europei» come il Granducato di Toscana e il Ducato di Parma, vigeva il libero esercizio. Nel Lombardo Veneto le farmacie erano messe a concorso pubblico ed assegnate a vita al vincitore, non erano cioè né ereditabili né commerciabili. Vitalizia era l’assegnazione pure nel Regno delle Due Sicilie. Nel Regno di Sardegna, invece, le farmacie rappresentavano una concessione perpetua, quindi trasmissibile e vendibile. E questo fu il principio che passò in tutta Italia. Tentò di modificarlo col libero esercizio Francesco Crispi nel 1888 con la legge n.5854. Ma come liberalizzare con tanti farmacisti che si erano comprati la «piazza»?

Finì tutto in vertenze e litigi. Finché i farmacisti titolari vinsero di nuovo con la legge Giolitti del 1913, la n. 468. Finirono battuti i liberalizzatori e i socialisti i quali reclamavano più farmacie, private e comunali (1 ogni 3mila abitanti, più di quante ce ne siano adesso!). A Claudio Treves, che si batteva per il disegno di legge Prampolini-Turati, Giovanni Giolitti rispose col solito cinico realismo: «Se lei si illude che i farmacisti si metteranno d’accordo per sacrificare il proprio interesse per amore del prossimo, lei chiede un differimento non già alla prossima legislatura, ma a quella Valle di Giosafatte nella quale non so poi se ella creda…».

Nel 1934 i farmacisti proprietari spuntarono dal regime mussoliniano un autentico trionfo: la successione in caso di morte veniva allargata anche a figli e nipoti non farmacisti «purché avviati agli studi farmaceutici o almeno iscritti all’ultimo anno di scuola media di secondo grado». Provò a cambiare le cose il ministro della Sanità, Camillo Giardina, nel 1959. Mal gliene incolse: violentemente attaccato dai farmacisti, fu il solo ex ministro dc non rieletto, in Sicilia, pur avendo quattro legislature alle spalle. Soltanto anni dopo alcune norme vennero migliorate dal centrosinistra, con la riforma Mariotti del 1968, ma questa sull’ereditarietà rimase, scolpita nel marmo. E se ne riparla in questi giorni: il decreto Bersani limitava ad un anno solo la possibile successione, ma già il termine è stato allungato, in commissione, a due…Vedremo. Il ministro Mastella si è assunto nel governo il ruolo di difensore delle dinastie degli speziali. Stia ben attento Prodi, stavolta. E anche Bersani.

Una cosa è certa: siamo i soli, credo, in Europa a considerare ancora la farmacia una concessione pubblica che però diventa (come le licenze dei taxi, del resto) una proprietà privata la quale può quindi venire venduta e ceduta in eredità. Siamo i soli nel mondo sviluppato ad avere così poche farmacie e a pagare i medicinali di base a prezzi così alti. A cominciare dall’aspirina. Non stupitevi: nel centro di Milano una farmacia vale 5 milioni di euro e rende sui 250mila euro puliti l’anno.

Ulteriori sviluppi nel corso dell’estate, intanto stasera mi sbronzo e fanculo al mondo.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • Technorati
  • Tumblr
  • Twitter
  • Wikio IT

Commenti

This website uses IntenseDebate comments, but they are not currently loaded because either your browser doesn't support JavaScript, or they didn't load fast enough.

3 Responses to “S.O.S. – Summer of Just”

  1. utente anonimo
    agosto 6th, 2006 @ 5:13 pm

    …davvide…

  2. martik
    agosto 29th, 2006 @ 3:04 pm

    ciao giovane. Son tornata. se può interessarti poi non lo so.

    Marce

    Ps hai messo un template bellissimo

    saludos

  3. JustAman
    agosto 29th, 2006 @ 11:22 pm

    Ciao giovanissima, ben tornata!

    Mi fa piacere per il template, anche perchè è tutta opera di un mio pomeriggio di follia. Grazie e a presto!

Lascia un commento





  • Reclame

  • Categorie

  • Twitter

    • Skype

      My status
    • Cose che leggo


      Appena posso

      Qualche attimo dopo...

      Musica

      Cinema

      Dovrei collaborare a

      News

      Tech

    • Sottoscrivi RSS


      Se non sai di che si tratta vai qua
    • Contatori

    • Archivi