2006: Cosa ho visto (III)

Pubblicato il | marzo 15, 2007 | No Comments

The prestige di Christopher Nolan, 2006: Nolan gioca con lo spettatore, esattamente come gli illusionisti di cui tratta il film fanno con il loro pubblico. Nonostante non sia difficilissimo scoprire il trucco – in sala ho pensato di essere più intelligente della media, per poi scoprire che tutti avevano capito – ci troviamo davanti ad un grande film. Da segnalare la presenza di un David Bowie sempre più bravo. Forse il mio film del 2006.


Miami Vice di Michael Mann, 2006: Il ritorno di Michael Mann, il nuovo re del cinema in digitale (assieme a mastro Lynch). Senza titoli di testa siamo scaraventati subito dentro un gran film d’azione, “freddo” al punto giusto, coinvolgente ai massimi livelli dopo un iniziale spaesamento dovuto all’inizio in medias res.


High Fidelity (Alta fedeltà) di Stephen Frears, 2000: Colmata finalmente una grave lacuna. Tratto dal libro che ha segnato la mia estate, un’opera imperdibile per rockettari appassionati come me. Rispetto al libro il film ha dalla sua la presenza di musiche più conosciute persino al grande pubblico. La sola presenza di due pezzi dei Velvet Underground vale il prezzo del biglietto. Il solito Jack Black, assoluto protagonista in ogni scena dove recita, affianca John Cusack, un Rob un po’ diverso da come lo avevo immaginato, ma la mia fantasiosa mente aveva prodotto solamente un Nick Hornby più giovane…


Good night and good luck di George Clooney, 2005: Dopo “Confessioni di una mente pericolosa” ecco un coraggioso bianco e nero che ci immerge nell’oscurità del maccartismo e scoprire la figura di Edward Murrow, cronista e conduttore di talk show alla CBS che contribuì allo svelamento di quello che era veramente il sen. McCarthy. Abbiamo quindi una sobria ricostruzione, oscillante tra il vero e la fiction, di uno dei periodi più neri della storia nordamericana. Bravo Clooney continua così. Due su due.



Qualche parziale delusione:


Million dollar baby di Clint Eastwood, 2004: Perché mi aspettavo il film del decennio.

Strange days di Kathryn Bigelow, 1995: Perché la seconda parte scade a livelli inenarrabili. Avrà la sua seconda possibilità.

The Black Dahlia di Brian De Palma, 2006: Perché se uno legge (e adora) il libro di Ellroy, va a guardare il film con una paura matta e solo perché lo dirige De Palma, per vedere tutte le paure che si avverano. Lo rivedrò fra qualche anno, a trauma riemarginato. Ne parlai più diffusamente qua.

 

 


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