Con immenso ritardo
Pubblicato il | marzo 9, 2007 | 3 Comments
In questa playlist (come in quelle che verranno) oltre al gradimento personale ha influito la presenza di pezzi o gruppi sul Radioblog. Ho privilegiato pezzi che finora non c’erano e spero di aver contribuito alla crescita di questo gran servizio (sperando che duri).
Dopo una prima serie di canzoni caratterizzate da ritmi blandi dedico questa nuova serie ad uno dei gruppi che hanno segnato maggiormente questo periodo della mia vita (ad esempio vi ho già parlato dell’importanza della cover di Eight Miles High dei Byrds), gli Husker Du.
Forse ho tradito lo spirito del RadioBlog lasciando da parte l’auto-diktat di “una canzone, un gruppo”, ma questo gruppo sconosciuto ai più (prima di questa playlist si trovavano due soli pezzi sul RB) merita un attenzione particolare.
Ho privilegiato pezzi provenienti dai (IMHO) due album-capolavoro dei minnesotani, “Zen Arcade” e “New Day Rising”, rispettivamente del 1984 e 1985. Se non ho inserito gli album interi è per mere questione di spazio web, ma non sapete quanto mi è costato scegliere.
Usando le parole di Piero Scaruffi: “Gli Husker Du furono uno dei gruppi piu` originali, importanti e influenti della musica rock degli anni ‘80. Con loro il punk-rock divenne qualcos’altro, qualcosa che appartiene piu` al genere dei cantautori che a quello dei giovani ribelli arrabbiati”. Nient’altro da dire, ecco i pezzi:
Da Zen Arcade, concept album del 1984 che racconta l’ingresso di un ragazzo nella vita adulta tra domande, insicurezze ed esperienze:
Something I learned today – Il pezzo d’apertura del disco, un basso che ci porta dentro uno dei dischi della mia vita fino all’entrata della chitarra e della voce di Bob Mould, per alcuni urticante ma secondo me fantastica.
Broken home broken heart – Si sale di ritmo e intensità in uno degli apici “hard” dell’album.
Chartered trips – Uno dei pezzi più belli del disco, hardcore-punk ai massimi livelli.
Beyond the thresold – Missà che i Pearl Jam hanno ascoltato Zen Arcade (si veda alla voce “Spin the Black Circle”…)
I’ll never forget you – E Mould non perde la voce nemmeno qua…
What’s going on – Un pezzo già più calmo (?) e una frase che si stampa nella mente: “What’s going on inside my head”.
Masochism world – Chitarra protagonista in uno dei capolavori hardcore del gruppo.
Standing by the sea – Atmosfere tristi… Si, c’è pure questo nell’album, e ho dovuto escludere il pezzo folk…
Pink turns to blue/Newest industry/Whatever – Tre brani orecchiabili ma trascinanti come pochi.
Turn on the news – Non fatevi ingannare dai primi confusi suoni, dopo 40 secondi circa parte il migliore tra i pezzi melodici di Zen Arcade. Un pezzo che ogni gruppo McDonald punk vorrebbe scrivere.
Reoccuring dreams – Quasi 14 minuti di delirio psichedelico. O si ama o si odia. Io lo amo.
Da New Day Rising, di poco successivo a Z.A. , un disco meno variegato e un po’ meno grezzo:
New day rising – Perfetta esemplificazione di quello che l’ormai solito (in questo post almeno) Scaruffi definisce “wall of sound”, il muro del suono creato dai tre minnesotani per questo album.
Girl who lives on heaven hill/I apologize – Tra i pezzi più pop del disco, di sicuro tra i migliori, il secondo in particolare è da inserire tra le canzoni migliori fatte dal gruppo.
Celebrated summer – Sembra iniziare in modo atipico per poi rivelarsi una semplice (ma a suo modo devastante) ballata.
Terms of psychic warfare – Anche qui si va sul melodico, arricchito dall’ottimo basso di Greg Norton che la rende una delle mie preferite.
Books abot Ufos – Gaiezza a piene mani addirittura crescente nel corso della canzone.
Plans I make – Ritorno alle origini nel pezzo più ruvido tra quelli provenienti N.D.R. Finale d’album che si distanzia dal resto dell’album ma non provoca effetti stranianti alla “Reocurring dreams”.
Gli ultimi 3 pezzi provengono da Warehouse: Songs and stories (1987) e Candy apple grey (1986)
Da Warehouse :
Ice cold ice – La canzone che mi ha avvicinato agli Husker Du. Finale che può soprendere, attenti all’audio…
You’re a soldier – Avevo letto che è tra le 5 canzoni preferite di Manuel Agnelli degli Afterhours. Non è certamente tra le mie cinque ma si riascolta sempre volentieri.
Da Candy apple grey:
Hardly getting over it – Melodia, ritmo basso e qualche palata di tristezza…
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Commenti
3 Responses to “Con immenso ritardo”
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marzo 12th, 2007 @ 5:02 pm
ehi Just!!
conosci “anymore time between” di bob mould solista?
gran pezzo
marzo 13th, 2007 @ 8:29 pm
no, purtroppo non conosco nulla di mould solista…rimedierò, dimmi da dove iniziare però. saluti minnesotani.
marzo 15th, 2007 @ 11:33 am
Ciao Just, scusa anche il mio di immenso ritardo…
Sono nuovamente un pò in depressione, quindi magari leggo il blog ma lo trascuro un pò.
Mi dispiace che sia stato male quando sei venuto.
Oggi è una bellissima giornata di sole.
Credo andrò due ore tra i monti a cavallo. Ormai è legge!!! ahah
mi fa star bene.
Mi raccomando.
Ti lascio un caro saluto, Marce