RadioBlog v. 3.0 (I)
Pubblicato il | maggio 16, 2007 | 4 Comments
E’ tempo di RadioBlog. Una playlist più curata delle precedenti, almeno dal punto di vista si potrebbe definire della scaletta. Si è tentato di creare il minimo attrito tra le canzoni, ritmicamente come “umoralmente” e di scegliere i miei pezzi-ossessione del passato ed attuali. Si raccomanda l’ascolto di tutta la radio e non dei singoli pezzi. Mamma mia che formalità… Ora un’introduzione ad artisti e brani:
Si inizia con gli Assalti frontali, che qui si staccano dal loro habitat musicale per proporre una Gaia per davvero (dall’ultimo album Mi sa che stanotte), che non sarà la migliore tra queste proposte ma riesce ad emozionare parecchio. Grazie Christian per avermi fatto conoscere il Militant.
Si prosegue con i ritmi bassi dell’ultima Cat Power. Ho scelto quella Willie che speravo trovasse posto nella scaletta del live di pochi giorni fa. Purtroppo niente da fare, così provo a rimediare per quanto possibile.
Piccola digressione sul concerto: la gatta ha suonato per un’ora e un quarto senza bis, non ha nemmeno toccato il pianoforte ma ha delegato la parte strumentale alla band, non aveva la voce al massimo (si sarà risparmiata per il giorno dopo a Roma?). Detto questo, sono rimasto a bocca aperta: sarà per la voce inconfondibile, sarà perché sembrava quasi provocare la parte maschile del pubblico mettendo continuamente le mani su seno, sedere e tra le gambe (tanto per essere informali…) oppure per quelle movenze tanto sgraziate quanto incantevoli, ma ho vissuto tutto il concerto in estasi.
Mi sono persino trovato a tifare per lei, che non è più quella che non portava a termine una serata senza drammi ma neppure un mostro di sicurezza. Così quando vedo che tutto va per il meglio il benessere si moltiplica.
La musica che Chan (pronuncia tipo Sean) intona è puro soul – come decretato nella presentazione finale (“The best soul-singer of the world: Cat Power!”) – e pare abbia seguito l’evoluzione personale dell’artista fino a raggiungere una sobrietà che non ha soddisfatto tutti i fan della prima ora. Io che l’ho scoperta da pochi mesi invece la adoro.
Voto sicuramente positivo, a differenza di molte voci sentite in giro per la blogosfera, con la piccola curiosità di cosa sia capace di combinare Cat quando (non) è in giornata.
Il terzo brano è preso dal capolavoro omonimo (se ne parla qua) di Mark Hollis. The colour of spring è da pelle d’oca, ma ammetto che da alcuni ascoltatori – ahiloro – non sarà molto apprezzato, almeno ad un primo ascolto. Per cui ripetere ripetere ripetere gli ascolti.
Non poteva mancare il pezzo di Sufjan Stevens. Una versione acustica di Chicago che non è riuscita ad entrare nel capolavoro “Illinoise” solo perché… già, perché? Ora fa parte delle outtakes di quell’album, raccolte in The avalanche, degno alter ego del capolavoro del cantautore di Detroit. Per saperne di più sulla sua carriera, clicca qua.
Il pezzo più triste mai ascoltato da me: Twin falls dei Built to Spill, da Perfect from now on There’s nothing wrong with love.
Non potevo poi non omaggiare il gruppo che mi ha iniziato a un certo tipo di musica.
I Pearl Jam sono stati per me il veicolo che m’ha portato nel mondo del rock, come non adorarli perciò?
Off he goes è uno dei pezzi forti di No Code, il loro miglior album (vabè, se la gioca con Ten).
Se poi riuscirò a vederli a Mestre senza donare il sangue o vendere qualche organo probabilmente avrò meno difficolta a perdonare gli ultimi album piuttosto incolori, inferiori ai precedenti e alle attese del sottoscritto. Via alla lapidazione.
Da Whiskey for the Holy Ghost (a schiacciante maggioranza la miglior cosa prodotta dall’ex leader degli Screaming Trees) è tratta Borracho. che conquista l’orecchio in un crescendo dove la voce grezza di Mark Lanegan può esprimersi al massimo delle sue potenzialità. Alcol,smoke&Rock’n'roll.
Per Anymore time between posso solo dire “grazie pinù”. Non saremo ai livelli di eccellenza toccati da Bob Mould con i suoi Husker Du, ma a me basta pure questo.
Conosco Of Information and Belief da tanto tempo. Putroppo è rimasto l’unica canzone che conosco dei June of 44.
Data la notevole “statura” del pezzo me ne vergogno. In wishlist.
Ah, i Sigur Ros, i miei istigatori ufficiali alla lacrima, coloro che mi fanno sopportare il falsetto e che definire onirici sarebbe riduttivo/banale. Ed è impossibile non amare il flauto di Olsen olsen, no?
Non ve li ho mai rotti con i Joy Division? Strano… Twenty-Four Hours, tratto da un album tra i miei 5 da isola deserta, Closer (gli altri li devo ancora decidere), esemplifica ciò che il gruppo di Curtis sapeva e sa fare: toccare corde dell’animo che non si sapeva di avere. Per capire a pieno serve l’atmosfera giusta e forse tutto l’album. Pillola rossa o pillola blu? (continua…)
Commenti
4 Responses to “RadioBlog v. 3.0 (I)”
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maggio 17th, 2007 @ 2:08 pm
sicuro che “twin falls” dei built to spill sia in perfect from now on? nella mia copia non c’è…
p.s. spero tu conosca già la versione acustica da 18 minuti di “willie”
maggio 17th, 2007 @ 4:18 pm
my mistake… è there’s nothing wrong with love, grazie per la segnalazione.
intanto sono alla ricerca di willie deadwilder (è quella vero?)
maggio 17th, 2007 @ 4:59 pm
sì è quello! viene dal cd extra del dvd speaking for trees
http://www.sendspace.com/file/t1wmz4
maggio 18th, 2007 @ 5:31 pm
ma sei un grande! non riuscivo a trovarla…molto bella cmq, ora cerco il dvd. Grazie, ciao