The West Wing
Pubblicato il | aprile 4, 2008 | 1 Comment
E’ un periodo in cui penso per post (cit.) ma quella volta ogni 15 giorni che apro il mio openoffice non vado mai oltre il post a punti. Sarà mica per il fatto di non riuscire a concentrarmi su un argomento per più di 3 minuti? Possibile, quindi con un po’ di forza di volontà proverò a non distrarmi per almeno una decina.
Nell’ultimo anno ho visto pochi film e letto poco. Il motivo è uno solo: le serie americane. Ormai Lost è entrato nella mia vita e non ne uscirà fino al 2010 e la pausa nella programmazione di questo mese mi è servita solo a rinfocolare altre passioni. Il torturatore folle Jack Bauer l’ho mollato all’inizio della quarta serie per sopraggiunto limite di colpi di scena, così assurge al ruolo principale un outsider (almeno in Italia, visto che prima di mezzanotte non lo programmavano), una serie – sia chiaro che sto lottando contro me stesso per evitare di associare a queste il sostantivo “telefilm”, abbondantemente sputtanato e spesso associato alle forme meno nobili, spesso italiane, di prodotti per la tv – che ha chiuso però i battenti nel 2006. Parlo, ovviamente per chi mi conosce un po’, di The West Wing, uno dei migliori esempi di come si possa produrre qualcosa di appassionante ed emozionante a partire da qualsiasi tema e situazione. Basta essere Aaron Sorkin…
West Wing, non a caso sottotitolato in Italia “Tutti gli uomini del presidente” descrive i problemi, le decisioni da prendere, insomma la quotidianità nemmeno troppo romanzata a giudicare da chi ci ha messo piede, all’interno dell’ala ovest della Casa Bianca. Dialoghi serrati (pensate a Gilmore Girls – Una mamma per amica, ma senza avere il mal di testa dopo 30 secondi), personaggi stupendi compongono storie scritte in modo inappuntabile che riescono a divertire e scatenare sonore risate come inumidire gli occhi (e giuro che capita eccome) con una classe e una qualità che ho visto raramente in televisione. Spesso mi stupisco di come riescano a raggiungere picchi di tensione così alti, ancora non me ne capacito.
Ho accennato ai personaggi: un po’ tutti ispirano simpatia, dall’assistente personale del presidente alla portavoce, ma chi troneggia veramente è il presidente stesso, Josiah Bartlet detto Jed, democratico, uomo coltissimo, già Premio Nobel per l’economia, con uno spiccato senso dell’umorismo che lo rende irresistibile. Non a caso il personaggio, che in origine doveva essere relegato a fare da sfondo, ha guadagnato sempre più popolarità e importanza all’interno della serie. Un tipo come Bartlet è forse il presidente che gli autori vorrebbero sedesse nella scrivania della vera sala ovale, il suo personaggio però è tutt’altro che una esplicitazione di un’idea di perfezione: gli errori, i contrasti, gli eccessi non si contano ed è tutto raccontato con un realismo che viene riconosciuto da tutti.
Io sono alla fine della seconda serie ed è difficile che la qualità delle prossime sia inferiore, a giudicare dal successo che ha continuato ad avere negli Usa e da ciò che leggo in giro. A proposito: io in giro ho letto troppo e mi sono già rovinato 2-3 colpi di scena. Se volete godervi questo gioiellino fatelo senza troppi giri google-wikipedia-blogghistici, sempre se vi interessa non leggere spoilers.
Infine se non bastasse un link (al Giornale, evabè) a un articolo che spiega forse con parole migliori e più convincenti perché The West Wing è da vedere (vedi).
Commenti
One Response to “The West Wing”
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aprile 5th, 2008 @ 7:16 pm
ciao just!!!!!!