Control, di Anton Corbijn (2007)

Pubblicato il | ottobre 15, 2008 | No Comments

Control, di Anton Corbijn

La locandina di Control

Tra i mille misteri della distribuzione cinematografica italiana si annidano anche le vicende del film di Anton Corbijn Control, in pratica la storia della breve vita di Ian Curtis, leader dei Joy Division, storico gruppo post-punk ormai di culto sia per il mito venuto a crearsi attorno alla figura del frontman che per i semi musicali che orde di nuovi gruppetti hanno raccolto negli anni a venire (senza Curtis e soci Interpol, Editors e compagnia cantante forse non esisterebbero).

Bene, il film è stato presentato a Cannes nel maggio del 2007 ed è uscito nei cinema francesi a Settembre dello stesso anno. In Italia ci hanno messo un anno intero per decidersi che questa pellicola era degna delle sale italiane pregne invece di capolavori quali Disaster Movie e l’ultima creatura di Vincenzo Salemme, tanto per citare le ultime perle.

A questo punto trovo più che giustificato il discorso al peer to peer, come il sottoscritto ha fatto mesi e mesi fa. Tuttavia è inutile piangere sul latte versato, anche perché dal 25 ottobre anche gli italiani avranno la possibilità di vedere finalmente questa pellicola.

Anton Corbijn ci racconta la vita del giovane Curtis, concentrandosi sulla fine degli anni 70, quando nella decadente Manchester Ian provava a sfondare con la sua band, allora chiamata Warsaw. E tutt’intorno il frettoloso matrimonio, il figlio, l’amante, i primi attacchi epilettici. Il film si addentra nella crisi matrimoniale e personale di Ian (ben espressa dai testi che scrive per la band ormai denominata Joy Division) fino al drammatico finale.

Ian Curtis

Ian Curtis

Tratto dalla biografia scritta da Deborah Curtis, moglie di Ian, Touching From A Distance”, il Control fa evidentemente riferimento ad uno pezzi migliori e più conosciuti della band: She’s lost control, scritta dopo che Ian assistette all’attacco epilettico di una ragazza. Ma si ricollega anche ad una delle ossessioni di Curtis, quella di avere il controllo della propria vita e del proprio corpo, cosa che non riesce a fare anche per via dell’epilessia che lo affligge.

Non poteva esserci scelta più adatta per la regia: Corbijn è stato lo storico fotografo di parecchie band come U2 e gli stessi Joy Division. Così come quando il gruppo era in attività, il regista dà un ottimo contributo all’iconografia dei J.D. usando un bianco e nero sgranato perfetto nel descrivere la cupezza della realtà (post)industriale di Manchester associata al tormento interiore del protagonista.

Ci si poteva aspettare un film che cavalcava il mito del cantante, mentre in sceneggiatura si è tratteggiato un personaggio a tutto tondo, un ragazzo ancora ventenne che affronta un successo troppo grande da sopportare e non la figura dell’artista maledetto (e depresso) che si è venuta a creare. Un uomo, con tutti i suoi vizi, il suo carattere difficile e i mille problemi quotidiani che si hanno se ci si sposa e si ha un figlio a vent’anni.

“La prima cosa che mi chiedevano tutti era come mi sentissi all’idea di interpretare una leggenda,” osserva Riley. “So che è così che la gente lo vede, ma io non volevo pensare a lui in questo modo. Non puoi interpretare una leggenda senza mettere una certa pomposità nel ruolo mentre lui era una persona normale, un ragazzo come tanti. E’ stata solo la sua morte così prematura a fare di lui un mito che continua ad affascinare la gente.”

Sono parole di Sam Riley, improvvisatosi attore dopo l’esperienza come cantante dei 10000 Things e qui al suo primo ruolo importante. Control ovviamente si regge sulle sue spalle e il risultato è impressionante: a una somiglianza fisica notevole si aggiungono il cantato baritonale e le movenze sul palco tipiche di Curtis che è facile definire epilettiche.

Infine la colonna sonora: grazie all’esperienza musicale dei 4 interpreti la maggior parte dei brani sono interpretati dagli attori. Tra le poche eccezioni una Shadowplay dei Killers posta sui titoli di coda. Un gran film quindi, probabilmente apprezzabile anche per chi non conoscesse la figura di Curtis e i Joy Division. Votone.

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