De rerum Datura #1

Pubblicato il | gennaio 25, 2009 | 5 Comments

Compendio a puntate di storielle o vergogne musicali che posterò un po’ quando ho voglia di scrivere un po’ quando vorrò parlare dei mazzi miei più del solito. L’intestazione è quasi uno spoiler delle puntate successive.


Una pianola Bontempi e una chitarra acustica fecero da contorno ad un’infanzia di sardissima musica folk e canti a tenore, che insieme alla voce limpida e potente del mi’babbo (ahimé il carattere ereditario “ugola d’oro” non esiste) erano buone premesse per arrivare allo pseudo-musicofilo che sono ora.

La chitarra ha giaciuto in casa per anni, quasi fosse un cimelio suonabile solo da mani adulte. A dire il vero da quello strumento era difficile tirar fuori anche un Sol squillante, figurarsi un Fa, impossibile per un principiante. Me ne sarei accorto a spese delle mie dita più avanti.

La pianola invece era pienamente mia, nonché attrice principale delle mie sperimentazioni armoniche. Buone premesse dicevo, ma che porteranno solo a un vorace divoratore di musica, con un orecchio assoluto poco allenato ma sufficiente a farmi ricordare costantemente ciò che con le note avrei potuto fare e non ho mai avuto la testardaggine almeno per provare.

Così se a 6-8 anni non c’era canzone che non avrei voluto riprodurre sulla Bontempi, già verso gli 11 ero in piena latenza musicale, preso da chissà quali passatempi (per i maliziosi, “quelli là” ancora non c’erano :D ).

Blur, Beatles, Velvet Underground, Prodigy, Ac/Dc. Era questa musica che riempiva interi pomeriggi nelle case di un amico qua presente a sprazzi, senza che ricevesse da me la benché minima attenzione. Perle ai porci? Forse, ma sta di fatto che quando passa Smack My Bitch Up in qualsiasi occasione un brividino scorre, e che tra Blur e Oasis scelgo ad occhi chiusi e non riesco a farmi piacere più di tanto le beatlesate dei Gallagher.

Intanto la Bontempi diventava sempre più un soprammobile e le canzoni venivano declassate a colonna sonora, fatta eccezione per le occasioni in cui ero costretto a stare a letto, sotto chili di coperte cercando di passare il tempo tra uno starnuto e un colpo di tosse.

Mi ostinai a tenere per anni in casa, nonostante stessi alla larga dai suoi tasti, quello che la famiglia poteva considerare un superfluo pezzo d’arredamento peraltro esteticamente discutibile, ricoperto nella parte alta di figurine raffiguranti oscuri wrestlers (ancora oggi mi chiedo che ci facessero, ho odiato il wrestling fin dalla culla), mentre nella parte bassa il ferro perdeva la sua eterna battaglia contro la ruggine.

E’ triste visitare la casa dei bambini a cui hai dovuto donare il prezioso oggetto e non vederlo più, nemmeno appoggiato in un angolino, sempre pronto per un insolita e forse cacofonica suonata.

p.s. per inciso, non ho mai raggiunto queste vette artistiche, con mio sommo dispiacere:

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Commenti

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5 Responses to “De rerum Datura #1”

  1. steffy
    gennaio 25th, 2009 @ 1:42 pm

    … bontempi anch’io… ma mi sono fermata a merry christmas di lennon…
    adesso ho la chitarra in camera ma non trovo nessuno che mi insegni gratis. chiedo troppo???

  2. alessandro
    gennaio 25th, 2009 @ 5:08 pm

    …lo faccio io steffy

  3. JustAman
    gennaio 25th, 2009 @ 5:58 pm

    @steffy: il pensiero di comprare una chitarra decente mi è passato spesso per la mente, senza mai portare all’acquisto. aspetto la crisi di mezza età…

    @alessandro: cess…

  4. alessandro
    gennaio 26th, 2009 @ 10:22 pm

    De rerum Dùratùra…

  5. JustAman
    gennaio 26th, 2009 @ 10:28 pm

    Finalmente ne centri una… :D

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