Mancanza d’ignoranza

Pubblicato il | febbraio 9, 2009 | No Comments

Il rugby sta al calcio come la prima sta alla seconda guerra mondiale.

Qualche giorno fa abbiamo assistito alla manifestazione più tipica dello sport targato U.S.A, quel superbowl sempre fastoso e spettacolare come solo gli americani sanno fare. Purtroppo alla base di quell’evento c’è il football americano, che nonostante offra bei momenti come nel bel finale di partita di pochi giorni fa, combattuto punto su punto e deciso solo a pochi secondi dalla fine grazie a un touch down non facile di certo, manca di un fattore fondamentale per uno sport che si rispetti: la poesia. Quella che si osserva nel baraccone mediatico della finale NFL è una concezione dello sport diversa da quello che piace a me, troppo spettacolare e costruita.

Ben diverso l’ambiente del nostrano rugby, creatore di un’atmosfera particolare, di un tipo di emozione diversa e di quell’epica che possiamo vedere anche in sport individuali come il ciclismo o il tennis. Uno sport il rugby che è l’antitesi di un altro baraccone, questa volta nostro: il calcio. Lo scorso fine settimana è iniziato il Sei Nazioni, l’ennesimo con l’Italia candidata al cucchiaio di legno già mazzuolata per benino da un’Inghilterra non certo al massimo della forma.

In uno spettacolo di qualche anno fa, il grande Marco Paolini è riuscito a parlare di rugby come solo lui sa fare, raccontandoci una storia che intreccia politica, ardori giovanili e vita di provincia. Tutto parte dal rugby, descritto dalle sue fondamenta in questo fantastico spezzone pieno di frasi da citare e grande umorismo.

Ovvio che oltre alla visione di questi pochi minuti è consigliata quella di tutto il lo spettacolo, “Aprile ‘74 e ‘75″, veramente grande teatro, come è ovvio aspettarsi da Paolini.

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