Ballando di architettura #1
Pubblicato il | marzo 12, 2009 | No Comments
Musica, again. Saltuariamente torna protagonista di questo blog, vuoi per un gadget come la radio personale sulla colonna laterale, vuoi per una voglia irrefrenabile di parlare di rock nella sua accezione più ampia, nonostante l’impossibilità (vedi titolo) di esprimere pienamente ciò che avviene dentro di sè in quel fantastico secondo d’estasi, quando tutti i peli del braccio si mettono sull’attenti a darti quella scossa magica che quasi solo la musica sa dare. 3 dischi, poche parole e qualche consiglio:
Fuck Buttons – Street Horrrsing (2008)
Qualcuno lo definirebbe post-rock e lo faccio anch’io per facilitare un incasellamento altrimenti difficile. Pezzi lunghi che si costruiscono piano piano, strato dopo strato, dimostrando che la ripetizione tante volte in musica è un bene. I brani salgono costantemente d’intensità, aggiungendo ogni volta un qualcosa che non credevi potesse starci là dentro, come quelle voci “aliene”, tanto per fare un esempio. Qualche settimana fa ho testato i miei timpani sparando a palla Sweet Love For Planet Earth, peggio di 3 concerti dei My Bloody Valentine messi assieme. I due pezzi forti dell’album (e non solo) dopo il “salto”.
Explosions in the Sky – All of a Sudden I Miss Everyone (2007)
Sarà vecchio ma è stato il mio disco dell’anno per 2 mesi buoni. Sembra poco? Non lo è…
Pure qua possiamo rifugiarci nella categoria del post-rock senza fare la figura degl’incompetenti. Siamo sull’onda di certi Mogwai. Lunghe suite strumentali, cavalcate sonore che all’apice lasciano spazio a sfuriate soniche di grande impatto. Ottima alternanza di momenti delicati ad ottimi “ruggiti” chitarristici. Qui sotto il miglior pezzo dell’album: The Birth and Death of the Day.
LCD Soundsystem – Sound of Silver (2007)
Andando per fissazioni, una volta catturato da James Murphy non potevo sfuggire. Ritmi danzerecci, rielaborazioni di suoni ‘70 – ‘80, Talking Heads in primis, che suonano classici e nuovi allo stesso tempo, con la chicca finale New York I love you… . Un album che non so se rimarrà nel tempo, ma che ha saputo coniugare dance e rock come non si faceva da tanto tempo. Pitchfork a suo tempo gli ha dato 9.2, vedete un po’ voi.
Il pezzone rimane quell’ All My Friends di cui avevo già accennato più di un anno fa, con quelle poche note di piano che sembrano ripetersi ancora ed ancora, finché non ci si accorge che è partito un pezzo pop con un tiro pazzesco e lo straniamento iniziale è solo un bel ricordo. Tuttavia è il turno di Someone Great, pezzo che riesce a intristirmi come pochi (ah, i ricordi…) ma fa muovere il culo ancora di più. E se non ne avete abbastanza accattatevi pure la suite 45:33, ideale colonna sonora per il jogging, in cui questa canzone in un segmento fa la sua porca figura.
Spero che alla prossima almeno un cd del 2009 ci sia…
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