Une année sans Lumière
Pubblicato il | marzo 31, 2009 | No Comments
Al numerillo corrisponde la nota a fine post. Scusate il disagio…
Sono andato in overdose. 2 volte, ma forse mi sono salvato e ne sto uscendo. O forse sto ricominciando.(1)
Uno tra i motivi di gioia per essermi liberato dal liceo per approdare finalmente in città,(2) era la possibilità di andare finalmente pellicole in cinema che non proiettassero solo Natali al Cesso o pieraccionate.
Laggiù non mancavano certo le visioni di film, dalla Sardegna venivo da un periodo “cinefilo” con Fuori Orario a manetta – nelle Vhs non mandavo nemmeno avanti sui monologhi di Ghezzi… – ma mi mancava l’esperienza della sala. Ero solo un povero novellino.
Quindi l’arrivo a Bologna, tante visioni, Lucky Number Slevin come esca, poi una crescita esponenziale.
La colpa principale (oltre al mio intuito) va attribuito al mio pusher di riferimento, il benedetto Lumière: due sale, solo film che se va male sono accettabili, prezzo speciale per studenti (3,50 €) più una tesserina che dà accesso ai film riservati ai soci Ficc. Uno spasso insomma.
Se aggiungiamo un casino di Divx Dvd si parla di una bella dose.
Mai pensato neanche lontanamente di smettere. Come il bimbo fa con un pacco di caramelle non ci si voleva fermare.
Finché, senza neanche accorgermene, venne la luce, o il nuovo buio.
Non più ricerca di posti centrali alla giusta distanza (mai toccato i limiti di Sheldon(3)), non più bestemmie per il capoccione coi capelli afro davanti a te, non più serate davanti al 17′ del pc, e nemmeno più a vedere le cazzatine sul 14′ della tv. Mesi e mesi di inconsapevole terapia: dosi sempre più forti di West Wing, Weeds, Studio 60, persino X-Files. Pian piano mi accorgevo del problema precedente. Ma qui subentra la fase esattamente opposta. Serial addicted, con Emule nuovo pusher sempre affidabile, mai una sola.
Ero solo, e il tunnel era lungo. Il programma del Lumiére era relegato a puro oggetto d’arredamento, come il quadro a cui ogni tanto dai uno sguardo e che ti fa venire voglia di andare a qualche mostra per poi buttare al cesso i buoni propositi dopo qualche quarto d’ora.
Poi la svolta, a sto punto positiva, almeno un inizio. Si cambia casa, qualche piccola abitudine, e i vecchi/nuovi compagni/kompagne mi attirano di nuovo nel tunnel. Subdoli, furrrbi: qualche film in tv; qualche vhs riciclata dall’onnipresente padrone di casa. Si ricomincia a comprare Film Tv.
Ormai il passo finale è in arrivo. Ritorno al Lumière. La mano che tremava spegnendo l’ultima sigaretta prima del film. La sensazione della familiare poltrona rossa, solito posto centrale. Le luci si spengono e riparte la scimmia. La dose , scelta dal novello Caronte, è tremenda: film in originale coi sottotitoli, oltrettutto sorprendentemente gradevole. Two lovers, con un ottimo Joaquin Phoenix prima che impazzisse (4), una Gwyneth Paltrow che oscilla tra il sessappiglio (ché, lo può usare solo Morandini?) e lo sciupato. La regia è ottima, dunque ogni volontà contraria si piega al piacere di un palato soddisfatto.
Il cammino verso le tenebre si è riaperto, e così stasera si è fatto il bis. 2 film in 3 giorni. E’ il turno Gran Torino di e con un immenso Clint Eastwood (Pinux nel suo postONE ha detto tutto quello che c’era da dire).
E così siamo di nuovo qua, ad attendere impazienti la prima parte del Che di Soderbergh e l’arrivo di Tarantino.
Aiutatemi.
(1)Chi mi conosce saprà già che non parlo di sostanze psicotrope (seppure desideri una mente più flessibile), o almeno lo spero.
(2) inaugurerò a breve un progetto per la promozione di un uso maggiore delle virgole, anche prima della e congiunzione, pure, a sproposito. Per una lettura senza, rischi di apnea
(3) video in inglese perché doppiato fa schifo, ma si capisce tutto pure se siete al noio vulevon savuar. E qui l’apnea l’ho raggiunta dalle risate.
(4) guardatevi il video della sua ospitata da Letterman e oltre a ridere parecchio vi farete un’idea
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