Friday Night Lights

Pubblicato il | luglio 10, 2009 | No Comments

Prima stagione (2006-07)

Il football non è certamente lo sport più seguito da queste parti, e il titolare di questa baracca non fa eccezione, qualche superbowl a parte. FNL mette questo sport al centro della scena. Le luci del Venerdì sera sono quelle dello stadio di Dillon, immaginaria cittadina del Texas, ossessionata dalla squadra di football del liceo.

La puntata pilota ci mostra molti elementi tipici della serie già nei primi 5 minuti: sterminate pianure del Texas al tramonto, docili suoni di chitarre sovrastati da una tipica voce da speaker; la radio locale che non fa che parlare di football, così come il resto della città, e i primi allenamenti della squadra presi d’assalto da giornalisti di tv e carta stampata.

In questo contesto, sulle musiche degli Explosions in the Sky (il loro lato soft, niente feedback e schitarrate) si sviluppano le vicende di Eric Taylor (interpretato da quel Kyle Chandler che in Ultime dal cielo ogni giorno riceveva il quotidiano del giorno dopo), nuovo coach dei Dillon Panthers, e la sua famiglia (moglie milfeggiante e figlia adolescente) alle prese con la nuova città. Tutt’attorno si raccontano le storie dei liceali divisi tra la solite vicende da gggiovani e la vita da piccole star del posto. Abbiamo tutti i personaggi tipici del teen-drama adolescenziale:

Matt Saracen, quarterback di riserva, sfigatiello, con il padre in Iraq e costretto a badare da solo alla nonna con l’Alzhaimer, non si stacca un secondo dal migliore amico. Etichettabili entrambi come nerd, senza dubbio;
il leader, la star della squadra e della città, fidanzato ovviamente con la capo-cheerleader (altro personaggio ricorrente…). E’ il quarterback titolare Jason Street, che avrà sviluppi inaspettati già nel pilot;
la coppia di ragazzi difficili: Tim Riggins, bello e dannato,  sciupafemmine, aggressivo, ubriaco da mattina a sera ma con un discreto talento che non fa che buttare via;  Tyra Collette. Sfrontata, bella e sveglia, vuole scappare dalla provincia texana, magari verso la California. Potrebbe sembrare il personaggio più stereotipato, e invece si rivela uno dei più riusciti, riuscendo ad andare oltre i luoghi comuni, un po’ come nella maggior parte delle figure, che piano piano abbandonano i tipici ruoli/maschere da liceali per acquistare caratteristiche sempre più personali e distintive.
lo sciupafemmine di colore con autostima a mille fino a parlare in terza persona. È Brian “Smash” Williams, spaccone come pochi ma dotato di vero talento, tra i pochi che potrebbe arrivare in NFL.
la ragazzina carina, intelligente, studiosa, “perfettina”, figlia dell’allenatore ma diffidente nei confronti di tutto ciò che riguarda il football. Perderà la testa per un giocatore…

Tranquilli, non si tratta di un nuovo Beverly Hills, sennò non sarei qui a parlarne, ma anche qua il fattore f**a non lascia a desiderare (il target lo impone). Ci sono gli elementi del racconto adolescenziale, ma il “come” va oltre i soliti telefilm sui poveri adolescenti sfigati che nessuno capisce (vedi video laggiù in fondo). Le storie sono interessanti, scritte in modo ottimo, raccontate bene e girate meglio. La qualità visiva non è in discussione. Certo, la messa a fuoco cambia ogni duepettré e la macchina non sta mai ferma, ma è anche questo il bello, se non siete tipi dalla nausea facile.

È quindi il football che fa da cornice alla serie. A differenza del nostro calcio è uno sport che ben si adatta alle rappresentazioni televisive. Siamo perciò lontani dagli improbabili dribbling di Aristoteles, qui si entra veramente in un campo da gioco, in cui a differenza delle partite vere si riesce a capire qualcosa anche se non si è mai visto un minuto di questo sport, il football,usato per descrivere la classe media della provincia americana. E’ lo sport a cui aggrapparsi quando non si ha nulla, un’occasione per prendersi una rivincita sulla vita, ma che può portare via tutti i sogni, e costringere a rimettere nel cassetto le aspirazioni di felicità.

Se stupisce il realismo delle azioni da gioco, rendendo convincente l’intera produzione, il contorno è invece stupefacente, ma da un altro punto di vista. Io non so se ciò che FNL descrive sia realistico al 100%: migliaia di persone che vanno a vedere partite tra liceali, fatto che fa pensare molto più a Holly e Benji che alla realtà. Per non parlare della stampa: programmi radio-tv dedicati solo a questo, troupe che assediano la squadra negli allenamenti, interviste, commenti… Bah!

Ho faticato meno a credere ai continui riferimenti alla religione. Nel primo episodio stridevano abbastanza, ma può essere una mia sensazione, anche perché col passare degli episodi non ho notato questa sovrabbondanza. Ma il Texas è anche questo, bisogna farci l’abitudine, tutto qua.

Ci sono invece rimandi molto espliciti a “Ogni maledetta domenica”. Il film di Oliver Stone esprime con più cinismo il “magico” mondo del football professionistico, ma pur descrivendo una piccola realtà la serie mantiene alcuni aspetti del già visti al cinema, come  il gusto per il discorsone retorico da spogliatoio (non aspettatevi nessun Al Pacino anche qua, lui è fuori categoria).

Friday Night Lights è una serie creata da Peter Berg (vedi Cose Molto Cattive) e Jason Katims (vedi Roswell) ricalcando le storie dell’omonimo film del 2004 .

Trasmessa per la prima volta sulla Nbc a cavallo tra il 2006 e il 2007, ricevendo riconoscimenti pressoché unanimi dalla critica, ora è arrivata alla fine della terza stagione, con un’altra già in produzione.

In Italia l’ ha potuta vedere solo chi ha il satellite, con il titolo High School Team (complimenti agli adattatori per l’insopportabile sfumatura da telefilm da preadolescenti messo tra un cartone e l’altro), ma sembra che Rai4 abbia intenzione di rimandarla in onda.1

Se quest’estate non aveste niente da fare, FNL è un buon modo per passare gli afosi pomeriggi d’Agosto.

Qua sotto i primi dieci minuti della puntata pilota, a voi il giudizio:

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • FriendFeed
  • Technorati
  • Tumblr
  • Twitter
  • Wikio IT
  1. vi suggerisco di stare alla larga dal doppiaggio. i cosiddetti “migliori doppiatori del mondo” non fanno che appiattire ogni personaggio con voci standard, e la prima serie in italiano ne è la conferma, a quanto si dice []

Commenti

This website uses IntenseDebate comments, but they are not currently loaded because either your browser doesn't support JavaScript, or they didn't load fast enough.

Lascia un commento





  • Reclame

  • Categorie

  • Twitter

    • Skype

      My status
    • Cose che leggo


      Appena posso

      Qualche attimo dopo...

      Musica

      Cinema

      Dovrei collaborare a

      News

      Tech

    • Sottoscrivi RSS


      Se non sai di che si tratta vai qua
    • Contatori

    • Archivi